Le poesie di Carlo Cornaglia
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METTI UNA SERA A CENA (2 luglio 2009)
L’anfitrione è il giudice Mazzella
che ospita il sodal Napolitano,
il Cavaliere, ahimé, senza donzella,
Gianni Letta con Angelino Alfano,
Donato Bruno con Carlo Vizzini,
i presidenti di due Commissioni.
Pensare mal non è da birichini,
il giudice Mazzella ci perdoni,
visto che fra tre mesi solamente
la Consulta è chiamata a sentenziare
su quel famoso lodo che consente
a Silvio Berlusconi di evitare
i processi ed il rischio di una cella,
la geniale invenzion di Angelo Alfano.
Caso vuole che il giudice Mazzella
ed il collega suo, Napolitano,
nella Corte costituzionale
fra coloro saran che voteranno.
Anche se non c’è nulla di illegale
nel sedere alla mensa col tiranno
che, forte della propria autorità,
si ritiene al di sopra delle leggi,
fan notare a Mazzella che non va
far dubitar che un giudice parteggi.
Mentre protestano le opposizioni
e il capo dello Stato non si sente,
Mazzella, che non vuol sentir ragioni
né critiche, non solo non si pente,
ma manda al Cavaliere una missiva,
che pubblica per farne un casus belli,
nella qual fra un lamento e un’invettiva
ci fa capire quanto sian fratelli:
“Mio caro Silvio, caro presidente,
una lettera aperta oggi ti invio
perché dubito molto seriamente
che l’Ovra sia caduta nell’oblio.
Nulla di carbonaro o piduista,
come dice quel tale in Parlamento,
nell’invitare a casa lo statista
che porterà l’Italia a salvamento.
Conversare con te e con altri amici
non mi sembra per niente sia un misfatto.
A casa mia non ci son nemici,
una fidata colf fa il cibo adatto
e neanche c’è l’ombra di spioni.
Non è stata la prima quella cena
né l’ultima sarà, mio Berlusconi,
almeno fino a quando la catena
di un totalitarismo nuovo e bieco
non ci tolga la nostra libertà.
La barbarie di cui sentiamo l’eco
certamente paura non ci fa…!”,
“Anche perché – aggiungiam malignamente –
nell’Italia, il paese dell’amore,
dove, più che scopar, guarda la gente,
soltanto tu puoi fare il dittatore…”
Dopo aver letto tali amenità
e capito che fine farà il lodo,
ci siamo chiesti che menù farà
la fidata fantesca così ammodo.
Abbiamo interpellato i fornitori,
abbiamo ispezionato la monnezza,
abbiamo percepito i buoni odori…
questo è il menù, ne abbiamo la certezza:
“Bigné désir de roi alla Carfagna,
cotechino in galera nel buon vino,
linguine di cronista alla sciampagna,
agnolottini in lodo alla Angelino,
bracioletta D’Addario alla barese,
cosciotto di piemme alla Forleo
con il contorno di fava pugliese,
zuppa ingese alla Mills e l’apogeo,
un buon tiramisù alla Noemi.
Il tutto con dei vini assai squisiti,
apprezzati perfino dagli astemi
fra i quali il top dei top: Bric dei banditi!”
A fine cena, i più si son recati
a dormire ciascun nel suo lettone,
mentre Silvio e i gorilla sono andati
per la strada, in cerca di battone.
*****
UNA GNOCCA AL GIORNO LEVA IL MEDICO DI TORNO (21 giugno 2009)
Dovunque Silvio Berlusconi vada,
a Palazzo Grazioli in quel di Roma
od a villa Certosa a punta Lada,
si distingue di gnocca un buon aroma
e lo inseguono torme di ragazze,
non si sa se per loro convenienza
oppur perché d’amore sono pazze.
Eccellon tutte quante in avvenenza,
sono castane, brune, rosse, bionde,
vestite, seminude, scollacciate,
di media taglia, esili, rotonde,
acqua e sapone oppure ben truccate.
Sono veline, giovani attricette,
escort, modelle, brillanti meteorine,
trombate ad un reality, soubrette,
ministre, show girl, billionairine,
troniste, ballerine, letteronze.
Le più colte qua e là son candidate,
le altre sono dei gran pezzi di lonze
gradevoli d’aspetto e illetterate.
Trovano nelle case del premier,
oltre all’assai accogliente letto grande,
come narra Chirac, un bel bidet
dove le chiappe delle monacande
si son posate in grande quantità.
A ciascuna con gran galanteria
il Cavaliere un suo ricordo dà.
Perlopiù dona sol chincaglieria:
farfalline di strass dai bei colori,
biglie shocking da mettere alle dita,
ciondoli a tartaruga con decori,
qualche piccola statua ben scolpita,
braccialetti, minuscoli anellini,
catene per il collo o la caviglia,
piccole spille con i brillantini,
su disegno del premier, meraviglia!
Alle più fortunate il Cavaliere
ha fatto, invece, doni più importanti,
la ragione non è il caso di sapere.
Noemi ebbe un collier con i brillanti,
alcune han ricevuto un ministero,
altre una busta d’euro molto piena,
ad altre, infin ed il perché è un mistero,
fu offerta solo, ahimé, una ricca cena.
Una cosa a nessuna è mai mancata:
una canzon sul tema dell’amore
da Mariano Apicella strimpellata
e da Silvio cantata, man sul cuore.
Di queste cose parlano i giornali
e le television di tutto il mondo,
ad eccezion degli itali canali.
Per il complotto Silvio è furibondo,
ma agli italiani deve un risposta
a una domanda forse imbarazzante,
ma con la più profonda invidia posta:
“Le ha scopate davvero tutte quante?”
*****
F.A.R.D.: Facci Almeno Ridere, Duce (23 maggio 2009)
Per Silvio sono attrezzi del potere
finzioni, trucchi, maschere, artifici
coi qual d’essere in forma dar da bere.
Sfondi intriganti, splendide cornici,
obiettivi velati, marchingegni,
fotomontaggi, strane inquadrature,
cuscini, drappi, lampade, congegni
per simular fasulle abbronzature…
tutte finzion per dir ch’è bello Papi,
per farsi amar dal popolo italiano,
per sentirsi gridar: “Silvio, mi arrapi,
ecco mia figlia, portala lontano!”
L’ultimo trucco fu per l’assemblea
degli industriali della Marcegaglia.
Mentre arriva di applausi una marea
e sul palco si accinge a dar battaglia,
Silvio finge di tergersi il sudore
passandosi sul viso un fazzoletto,
ma un obiettivo curioso e traditore
rivela che al di sotto c’è un dischetto
ben intriso di fard, terra di Siena
con il quale il caiman si rifà il trucco,
come un’attrice quando scende in scena,
per non mostrare ch’è un vecchio bacucco.
Par di tornare a un pugno d’anni fa:
Berlusca, alla assemblea dei costruttori
il Corriere accusò di falsità
per articoli assai diffamatori:
“Io passo giorni e notti a lavorare,
conducendo una vita molto dura,
per sentirmi vilmente criticare
da Enzo Biagi che dice addirittura
che mi copro la faccia di cerone.
Vi confesso: mi cadono le braccia
nel trovar questa perfida invenzione
su giornal divenntati cartastraccia!”
Si rivolse a quel punto il Cavaliere
al grande capo degli edìl dell’Ance,
dicendo: “Presidente, per piacere
mi passi una salvietta sulle guance,
capirà che si tratta di menzogne.
Me la strofini bene sulla faccia,
capirà che i cronisti son carogne.”
“Cavalier, per il vero lascia traccia,
la salvietta è macchiata di marrone.
Per quanto non conosca queste cose,
mi pare che si tratti di cerone
e pur spalmato in abbondante dose…”
“Giuro sui figli che non è belletto,
ma ad evitare che il bouquet si perda
annusi, per favore il fazzoletto…”
“Giusto, non è cerone, questa è merda!”
*****
SENTENZA SCAN-DA-LO-SA (20 maggio 2009)
A L’Aquila c’è un nuovo terremoto
per la motivazion della sentenza
che narra Mills, legal molto devoto,
corrotto a quanto par da Sua Indecenza.
Finalmente qualcuno lo ha incastrato,
con il lodo si salva Berlusconi
che vien dalla sentenza sputtanato,
pur senza la condanna alle prigioni.
La storia è vecchia ormai quanto Noé,
gli amici suoi finiscono in galera,
ma con le leggi fatte far per sé,
la cella per lui resta una chimera.
Il primo grado dice che l’inglese
ha fatto tricky corners per i quali
seicentomila dollari si prese
dal Cavaliere in vena di regali.
Un anno fa a Bruxelles ha assicurato:
“Su tutti i cinque figli qui vi giuro
che non conosco Mills, qiell’avvocato.
Se ciò non fosse vero, vi assicuro,
lascerei la politica e l’Italia…”
Ora risulta che il legale inglese
con i suoi tricky corners tenne a balia
del Cavaliere le illegali imprese:
le società offshore del gruppo B,
centrifughe di soldi un po’ fané,
di capitali un po’ così e così
che in breve diventavano dané
puliti, lindi, sterili, eccellenti
per finanziare il parto del Biscione,
per pagare a Bettino le tangenti,
per consentir la partecipazione
a abusivi controlli societari
come la Telepiù e la Telecinco,
per scalare colossi leggendari
e in Rinascente e Standa dire: vinco!,
per dare a Previti qualche quattrino
per lo squillante giudice di Roma,
in Mondadori e Sme un po’ birichino
in favore dell’uomo con la chioma.
Ora che tutto questo in primo grado
risulta un’agghiacciante verità,
Berlusconi scatena il suo tornado,
vantando un’assoluta castità:
“E’ proprio scan-da-lo-sa la sentenza
pubblicata in campagna elettorale
da Nicoletta Gandus che è l’essenza
di giudizio fazioso e non neutrale.”
Tirato in viso, pallido e scomposto,
con girocollo black sotto la giacca,
si dice assai sereno, un tipo a posto:
“Son qui che mando avanti la baracca
come da volontà degli elettori
e non rinuncio al lodo certamente,
poiché qui debbo far mille lavori.
Quando il tempo ne avrò, naturalmente,
in Parlamento andrò, non per spiegare,
ma per parlar della Magistratura
e ricordare che mi fa infuriare
chi sostiene che il lodo è una jattura,
come dir che non sono Berlusconi!
Assoluzione certa ci sarà,
ve lo confesso senza esitazioni,
quando l’Appello un giorno arriverà!
Son puro come sono puri i gigli, -
conclude la sua arringa il Cavaliere -
lo giuro sulla testa dei miei figli!”
Signore, se ci sei, fatti vedere!
*****
BELLO CIAO! (25 aprile 2009)
Ritual la sceneggiata
con cui l’ex crapa pelata
tratta il 25 aprile.
Ogni anno un nuovo stile
per irridere l’evento
che ci dette il salvamento.
Circa quindici anni fa
festeggiò Sua Indegnità
con amici e famigliari
presso casalinghi altari.
L’anno dopo non andò,
qualcun disse: “Silvio, no!
Esser può pericoloso…”
e lui, sempre coraggioso,
stette a casa, ben contento.
Dopo un lustro l’elemento
tutto a un tratto si svegliò
e a Torino blaterò
di un’eroica mamma Rosa
a un antifascista sposa
e spavalda coi nazisti
e delle giornate tristi
che passava in verde età
in attesa del papà
ch’era in Svizzera fuggito.
Che la Resistenza è un mito
disse il quasi partigiano
al teatro Carignano.
Silvio nel duemilatre
sta in Sardegna coi lacché.
Alla stampa ha raccontato:
“Carlo Azeglio mi ha invitato,
ma ho bisogno di riposo,
fu un periodo faticoso.
E ho una mano da curare:
l’ho slogata a scampanare
in dicembre a San Giuliano
in aiuto al sacrestano.
Con la corda ho scampanato,
ma per terra son cascato
e ho fottuto la mancina:
sempre lì sta la rovina!
Perciò niente Quirinale,
ma mi spiace, è naturale…”
Dell’Italia il vituperio
l’anno dopo va a Macherio
a cantar con Apicella.
La Liberazione è bella,
ma val men di una canzone…
Poi nel cinque il bel campione
sale fino al Quirinale
con cravatta eccezionale,
rossa e dice: “Sono in tono.”
Nel duemilasei sta buono
e nel sette osanna gli Usa
e al texano fa le fusa:
“Di Bush grazie al patatrac
democratico è l’Iraq!”
L’anno scorso un veccho amico
ha incontrato, Ciarrapico,
un acerrimo fascista,
con un gesto da statista
dell’Italia rispettoso.
Oggi dice baldanzoso:
“Ho deciso che quest’anno,
superando il vecchio affanno,
farò il 25 aprile.
Sento l’obbligo civile
di far men rossa la festa!”
La notizia è assai funesta
poiché nel duemilanove
Berlusconi fa le prove
per salire al Quirinale.
Di lassù dirà tal quale:
“Io quand’ero ancor bambino
combattei il repubblichino
e, scappato su pei monti
per aprir nuovi orizzonti,
con il mio mitragliatore
ho cacciato l’invasore.
Se c’è stata Resistenza
fu sol per la mia presenza!”
E quel dì il caiman nefando
Bella ciao! andrà cantando,
inneggiando ai partigiani
per fregare gli italiani
che, da veri masochsti,
l’hanno in cul ma non son tristi.
*****
LA CARICA DELLE LETTERONZE (23 aprile 2009)
Per il voto alle Europee
Silvio sforna nuove idee.
Col coordinator Verdini
ed il professor Frattini
organizza in via Umiltà
una scuola per beltà
che diventeran statiste:
la frequentano troniste,
letteronze, soubrettine
e il fior fior delle veline
della Rai e di Mediaset.
Cerchi i nomi su internet
e ti appaiono en beauté,
generosi i décolleté,
chiappe in mostra, gambe al vento.
Orchestrò il reclutamento
dell’Italia il latin lover
che coi suoi settanta ed over
gioca al giovane arrapato
più che al vecchio illuminato.
Tempo fa nelle interviste
spiegò il blocco delle liste:
“In Europa ci vuol gente
che sia tecnica e sapiente,
per il ben della Nazione.”
Ora manda le tettone
ammaestrate da Frattini,
da Brunetta e da Verdini.
Sozio Angela, la rossa,
che attirò con scaltra mossa
sulle sue ospital ginocchia,
un gran pezzo di marmocchia,
detta la Grande Sorella.
O Ferranti, la pulzella
che di nome fa Camilla,
chioma bionda che sfavilla,
il soggetto leggendario
di un bel sexy calendario,
già tronista e ballerina.
Fu scartata, poverina,
da una fiction, ma Saccà
intervenne là per là,
quando Silvio l’appoggiò
e a “Incantesimo” ci andò.
O Gaggioli, la Eleonora,
che in tivù molto lavora:
infermiera a Vallombrosa,
la sua fiction più famosa,
poi nel Maresciallo Rocca
e pur Don Matteo la tocca.
O, ancor, Barbara Matera,
letteronza di Lucera,
aspirante Miss Italia,
una che il Berlusca ammalia
e ne par la favorita,
candidata poi abortita
stranamente un anno fa.
In Europa certo andrà
del Berlusca la diletta,
dopo un anno di gavetta.
La moral trarre ci tocca
sul partito della gnocca
cha dà all’Europarlamento
di bellezze un reggimento.
In politica, ahimé, nulle
che faran queste fanciulle
per il bene dell’Italia?
Il mestiere della balia.
Sono giovani e graziose,
tutte alquanto prosperose
e con tette all’uopo adatte:
alzeran le quote latte,
per la gioia dei padani
duri allevator nostrani.
Stop a multe e discussioni,
grazie a Silvio Berlusconi!
*****
W L’INFERNO! (12 dicembre 2008)
L’uomo che senza imbarazzi
spara sempre insulti e lazzi
sulla vil opposizione
sembra proprio nel pallone
e ogni dì alza la posta.
Prima con gran faccia tosta
dà lezioni di morale.
Lui ch’è il recordman mondiale
per le fughe dai processi,
ch’è arrivato ai suoi successi
grazie a soldi misteriosi,
che ha ospitato dei mafiosi
nella splendida magione,
che ha un amico, il Cesarone,
corruttor di magistrati.
Lui che fu tra i tesserati
della Loggia di tal Gelli,
lui che vive coi fratelli
di grembiul come Cicchitto,
lui che fu pluriprescritto
grazie a leggi fai da te,
lui che ha scelto un suo lacché
a ministro alla Giustizia.
Lui che degna d’amicizia
ed ha come braccio destro
chi con gente da capestro
ebbe un sodalizio strano,
tal Dell’Utri, il siciliano.
Lui che pér essere ammodo
ha commissionato un lodo
su misura ad Angelino
e all’inizio del cammino
chiese il salvaladri a Biondi
per gli amici inverecondi
destinati alle prigioni.
Questo è l’uom che dà lezioni
a quei pirla del Pd
dall’Abruzzo, proprio lì
dove Chiodi ha candidato,
a giudizio rinviato
per problemi di monnezza,
un che ha avuto l’acutezza
d’invocar dagli elettori
voti in cambio di lavori.
Non si ferma qui il caimano:
perché al Tempio di Adriano,
presentando il libro che
scribacchiato ha il suo lacché
che con deferenza accorta
fa il notaio a Porta a porta,
fu sentito dir così
a riguardo del Pd:
“Non dialògherò giammai
coi marxisti parolai
che a me, l’Unto del Signore,
sempre dan del dittatore
e dell’uom senza morale…
La sinistra è sempre eguale!”
Agli osanna degli astanti
Berlusconi è andato avanti:
“Questo libro è un po’ dantesco
e nel leggerlo riesco,
con il mio sentir paterno,
a vederci sia l’Inferno,
rosso assai com’è notorio
che il mondante Purgatorio.
Ma, anzitutto, il Paradiso
che con me, nel centro assiso,
all’Italia donerà
ciò che il Paradiso dà:
ogni tipo di delizia,
libertà, soldi, giustizia!
Paradiso è il mio govetno
con a capo il Silvioeterno!”
Sarà, ma a una prima occhiata
abbiam visto una sfilata
che non ci convince tanto:
c’è Gasparri con accanto
Calderoli e Giovanardi.
Poi, se ancora meglio guardi,
vedi Alfano e Matteoli.
Se con Mara ti consoli
poi Scajola ti tormenta
e La Russa ti spaventa.
Ed al posto del Signore
vedi, ahimé, un alligatore
su un ripetitore assiso.
E sarebbe il Paradiso?
No, qui i casi sono due:
o son sol bugie le sue,
e non è una novità
come tutto il mondo sa
o è bugiardo il Padreterno
che di noi si è preso scherno.
Sol pensarlo è già peccato!
Il bugiardo è individuato…
*****
RASSEGNA STAMPA (4 dicembre 2008)
Un’occhiata ai quotidiani:
un magnifico domani
per la gente si prospetta
nel paese da operetta
che in tragedia sta volgendo
con terribile crescendo.
“Manca poco alla rovina,
poi saremo l’Argentina
della Ue”, dice Sacconi
mentre Silvio Berlusconi
vuole che si spenda e spanda:
“Sostenete la domanda
e vivete in allegria!
Son la vostra garanzia…”
Lega fervida d’idee:
“Uno stop alle moschee
poniam immediatamente
o la musulmana gente,
sobillata dagli Imam,
diverrà sempre più infam!”
Sì, facciam degli immigrati
individui emarginati,
impediamone la fede,
come la Padania chiede,
e così saran più bravi…
S’è mai visto che gli schiavi
sian trattati da persone?
Bobo, giusta soluzione!
I musei son moribondi
e il ministro Sandro Bondi,
con brillante panacea,
una Direzione crea
con a capo un vero esperto…
in roulette ed in coperto,
del Berlusca amico: Resca,
specialista di ventresca.
Di McDonald’s fu l’Ad
e diventerà così
grande capo dei musei.
“Decisione da babbei!”,
grida in coro la Cultura.
Sgarbi ha fatto la figura
di plagiar gli scritti altrui
e il ministro pensa a lui
da affiancare al direttore.
Uno chef e un truffatore
salveran l’arte italiana.
Giunga a Bondi un bel peana!
Intervista con Veltroni:
“Stop alle lamentazioni,
basta con i retroscena
ed i sorrisin da iena!
Qui ci vuole più coerenza,
più lealtà, più trasparenza!
A chi non mi vuole più
dico di non far cucù,
ma di uscire allo scoperto
o il Pd che mi hanno offerto
come fossi il Salvatore,
tafazzianamente muore!”
Ci fa pena Walterloo:
la sinistra liquidò
per aver più compattezza
e ora scopre Sua Pochezza
che, ahimé, i Giuda non stan fuori,
ma stan dentro i traditori,
che chi dà con le primarie
promozioni leggendarie
nel Pd non conta un cazzo
e chi l’ha creduto è un pazzo.
Di Torino il borgomastro
ha un bilancio ch’è un disastro,
con il debito che monta,
ma la soluzione ha pronta,
un perfetto sacrilegio:
vende Carignano, Regio
e la Mole antonelliana,
mentre in zona non lontana
uno stadio diciottenne
vien distrutto dalle benne.
Costò cento e più miliardi,
ma non piace più ai boiardi
che per fare nuovi affari
sprecan mucchi di denari.
Ma ci son altre scemenze.
C’è Dominici a Firenze
che, a suo tempo intercettato,
par un dì abbia esclamato:
“Fare un parco? Ma che palle,
do i terreni a Della Valle
perché con Ligresti possa,
grazie alla mia giunta rossa,
un novello stadio fare.
A me il parco fa cagare
E pertanto non lo faccio.”
Complimenti, toscanaccio!
Ed infin Sua Santità:
“Ci vuol solidarietà
ed ai poveri le banche
debbon dare le palanche,
è difficile il momento…”
Ed è facile il commento:
“Benedetto, per favor,
incomincia dallo Ior!”
Queste sono le nequizie
che ci svelan le notizie
oggidì sui quotidiani.
Eppur par che gli italiani
vivan sempre più tranquilli.
Consenzienti od imbecilli?
Complici o indifferenti?
Mentre vivono contenti
del Berlusca che governa
e più nulla li costerna,
l’acqua sal sempre più su:
è alla bocca…glu…glu……glu.
*****
E TRE! (30 novembre 2008)
Dell’Umberto il bel germoglio
si presenta al Bentivoglio
per la sua maturità.
Renzo ha già una certa età
poiché è ben la terza volta.
La famiglia è molto colta,
ma è una vittima il ragazzo
di una scuola da imbarazzo:
gli insegnanti son terroni
che ce l’han coi polentoni
e li boccian pur se sanno,
con iniquità ed inganno,
scuola pubblica o privata,
bocciatura assicurata.
Ci ha provato il bell’arnese
alla pubblica a Varese
circa un paio d’anni fa,
ma gli han dato l’altolà.
Al collegio Bentivoglio
è approdato con orgoglio
e in federalismo esperto,
Renzo fglio dell’Umberto:
sul Cattaneo ha una tesina,
ma è la solita manfrina,
viene il giovane bocciato.
Il suo babbo s’è incazzato:
“Bocciatura irregolar!”
Rapido ricorso al Tar
ed insulti a Mariastella:
“Non è in grado la pulzella
di far funzionar la scuola,
non ha fatto la figliola
esperienza da insegnante
e in materia è un’ignorante:
prenda per le corna il toro,
i terroni a casa loro!”
La Gelmini, cuore in mano,
il ricorso del padano
ha accettato prontamente
ed il pluriripetente
all’esame si prepara.
Con applicazione rara
organizza Miss Padania,
del tifoso con la smania
la padana squadra allena,
del Berlusca va alla cena
col papà al suo fianco assiso,
con lui sale sul Monviso,
compie il rito dell’ampolla
ed in mezzo a una gran folla
in laguna poi la svuota.
Per la felpa lo si nota,
verde e con gran dito medio,
il volgar padan rimedio
che la Lega ci propone.
Sulla sua preparazione
per dar la maturità
veglia sempre il suo papà,
che lo interroga ogni sera,
dopo cena, in canottiera:
italian, filosofia,
arte, storia, geometria.
Non un colpo Renzo perde
e col grembiulino verde
si presenta al Bentivoglio
per oltrepassar lo scoglio
che due volte l’ha fermato
sol perché in Padania è nato.
Commissione sempre eguale,
ispettor ministeriale
di giustizia a garanzia.
All’esame si dà il via,
ma per lui non c’è rimedio:
un maglion con dito medio
ha il terrone commissario
che gli dice lapidario
e con tono alquanto duro:
“Lei non è proprio maturo,
anzi è ancora troppo verde!”
Quando i professor son merde…
*****
INCREDIBILE, MA VERO (26 novembre 2008)
Democratico ed unito
il Pd, nuovo partito,
sembra proprio non lo sia
nonostante che un messia
abbian scelto per guidarlo.
Tutti quanti rode un tarlo:
“Dove cacchio stanno andando?”
Il Pd corre allo sbando,
da una parte i veltroniani,
da quell’altra i dalemiani
ed in mezzo i margheriti
che, secondo i vecchi riti,
son fra loro ben divisi:
rutelliani, di Parisi
ed i vecchi popolari.
I litigi non son rari
fra i processi ed i sospetti,
i veleni ed i dispetti,
i pizzini ed i pugnali.
Sono i temi sempre eguali.
“Soli o con degli alleati?”
Con Di Pietro e gli incazzati?
Con Casini e l’Udc?
O con gli uni il lunedì
ed il sabato con gli altri,
visto che siam molto scaltri?
“Che facciam con Berlusconi?”
Lo pigliamo a sganassoni
o collaboriam con lui,
visti i tempi molto bui?
Facciam la bicamerale
o gli diam del criminale?
Lasciam che questo cumenda
per il cul ancor ci prenda
o diciam: “No, Cavaliere,
non ci prenda pel sedere?”
“Dentro o fuori il Pse?”
E’ dal tempo di Noé
che ne stanno discutendo…
“E la Red che sta facendo?”
In Sicilia, Umbria e Lazio
della leadership fa strazio:
è un partito nel partito…
Ed al Nord ecco il ruggito
di quel Sergio Chiamparino
che fa il sindaco a Torino,
che vuol senza esitazione
il Pd del Settentrione
con un suo coordinatore.
In Sardegna, in queste ore,
si è dimesso il presidente,
messo giù dalla sua gente…
“Qui ci vuole un chiarimento…”
Dove? Nel coordinamento,
al congresso, in direzione,
del programma alla riunione
od, ancor, nelle assemblee?
“Prima o dopo le europee?”
“Non è giusto farlo adesso,
sembrerebbe, ahimé, un processo
all’amato segretario…”
“Fare in fretta è necessario…”
Poi qualcuno scopre che
a Madrid il Pse
ha riunito i capoccioni.
Per le prossime elezioni
in Europa c’è il programma
da approvare…Scoppia il dramma.
Tutti in coro i margheriti
sono proprio imbufaliti:
“Noi che siamo democristi
mai starem coi socialisti!”
Walterloo sa cosa fare:
“Io ci andrò, senza firmare.”
Ma Fassino dice: “No,
io ci vado e firmerò
poiché onoro le promesse!”
Firmerà come Ds,
anche se non ci son più
e la Quercia è andata giù.
Firmerà il programma, ahimé,
un partito che non c’è,
che non corre alle elezioni…
“E il partito di Veltroni?”
“Nel mar burrascoso rema.”
“E il partito di D’Alema?”
“Si prepara all’arrembaggio.”
“E’ il Pd…fatti coraggio!”
*****
BRUNETTOLO, IL FANNULLINO (22 novembre 2008)
Va Brunetta ormai da maggio
tutti i giorni all’arrembaggio
degli odiati fannulloni.
Sono buone le ragioni
per far ‘sì che gli statali
al lavoro sian normali:
non sian sempre fuori stanza,
per andare un po’ in vacanza
non si fingano malati,
non frequentino i mercati
nell’orario di lavoro,
non occhieggin di straforo
sul pc filmetti porno,
alla sera e a mezzogiorno
non accettin di timbrare,
come fa il parlamentare,
di presenza il cartellino
di un amico birichino
che vuol farsi i propri cazzi.
Porre fine a questi andazzi
è una cosa meritoria,
ma Brunetta cerca gloria
con sistemi fantozziani.
Certo è tipico dei nani
usar l’aggressività
e Brunetta è, ben si sa,
alto due soldi di cacio.
Se all’amica scocca un bacio
fa purtroppo un atto osceno,
non perché le baci un seno,
ma perché, con panchettina,
sol le arriva alla vagina.
Spiega bene la sua storia
di Brunetta la gran boria
ed il fatto che è arrogante.
Suo papà era ambulante,
venditor di paccottiglia,
e l’onor della famiglia
prese in carico Renato.
Non appena laureato,
sgomitò per risalire.
Socialista, manco a dire,
fu di Craxi consigliere,
poi di Amato e Cavaliere.
C’è chi dice, Dio ci scampi…,
che lo fu pure di Ciampi.
Giunse all’Europarlamento
ottenendo nel cimento
centomila preferenze,
fece mille consulenze.
Forse in piedi su un banchetto
di se stesso un giorno ha detto:
“Senza aiuti dai massoni,
senza raccomandazioni,
oggi sono un professore,
un prolifico scrittore,
il ministro potrei fare
ed il Nobel conquistare,
oltre al Parlamento Ue.
E chiarissimo è il perché:
sono molto intelligente
e apprezzato dalla gente,
tanto che mi segue già
tutto un pien Maracanà!”
Senza Nobel, al momento,
è approdato in Parlamento,
è ministro di successo,
visto che a pugnar s’è messo
contro i tanti fannulloni.
Ogni dì dichiarazioni
con minacce a brutto muso.
A colpir nel mucchio aduso
capoufficio alla Fantozzi,
tutto grida e predicozzi
vuol nell’Amministrazione.
Non sa l’intelligentone
che oggidì la fantasia
non richiede scrivania,
che non conta l’esser lì,
ma col mouse e col pc
lavorar si può da casa
e la produzion si basa
oggigiorno sui cervelli,
senza l’uso di tornelli.
L’energumeno da tasca
in contraddizione casca
poiché è un vero fannullone.
Dalla documentazione
fu nell’Europarlamento
del quarantadue per cento
la sua personal assenza,
mentre, ahimé, la sua presenza
alla Camera oggidì
circa è zero o giù di lì,
pur se due stipendi incassa:
da ministro che tartassa
chi non vuol darsi da fare
e pur da parlamentare
che alla Camera non c’è.
Ma ogni dì Brunetta, ahimé,
contro i fannulloni insiste,
con accuse qualunquiste,
con minacce ed autolodi:
“Siamo a un passo dal Bengodi,
sono bravo, sono tosto,
non do fumo ma do arrosto,
di miracoli un fottio,
meglio son di Padre Pio
e fra un lustro, non più tardi,
ben duecento e più miliardi
infin recupererò.
Chi lavora premierò
e ai laiani botte i testa!
L’Amministrazione è in festa
per le assenze dimezzate,
dai tornelli controllate.
Cambierò filosofia:
sol con meritocrazia
si potrà fare carriera…”
Non ci spiega la leggera,
che non sa cos’è il rossore,
che per fare il professore
fu nel Veneto bocciato
ed, a Teramo approdato,
ordinario diventò.
In compenso raccontò,
per destare compassione,
ch’è nell’occhio del ciclone,
sotto scorta da vent’anni.
La morale? Non si affanni
a attaccarlo un brigatista,
che Brunettolo è un artista,
un ministro da operetta,
una comica macchietta,
un cotal quaraquaquà,
che di satira morrà!