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Festival Internazionale della Satira di Salerno
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EDIZIONE 2006

EDIZIONE 2008

Farzat, Alì
biografia (2008)


Alì Ferzat aveva 12 anni, quando il quotidiano siriano «Al-Ayyam» pubblicò in prima pagina la sua prima vignetta “professionale”, avendola ricevuta per posta e perfino ignorando la sua età. In 35 anni di carriera Ferzat ha disegnato più di 15.000 vignette. Oggi è Direttore della Società dei caricaturisti arabi e presidente onorario del Centro per la difesa della libertà di stampa, fondato a Damasco.
Premiato con il pennino d’acciaio come vignettista di dialogo e di pace, Ferzat è impegnato da sempre nella difesa della libertà di espressione costituendo un punto di riferimento e un modello in occasione dei principali dibattiti su satira, censura e libertà d’opinione. A seguito delle aspre polemiche generate dalla pubblicazione delle vignette su Maometto la posizione di Ferzat fu di estrema saggezza: «la libertà dell'artista deve sempre rispettare i sentimenti della gente. Tutte le religioni hanno in comune i valori del perdono e della saggezza. Non dobbiamo mai lasciare spazio alla violenza, dobbiamo invece concederci al dialogo. Bisogna farlo sempre». Il pensiero espresso dall’autore acquista maggiore peso se si pensa che esso si iscrive in una storia personale a contatto costante con il problema della censura, fino alla determinazione di una scelta formale che dal fumetto si è spostata al disegno senza testo. Questa scelta ha consentito a Ferzat una diffusione sovranazionale della propria opera, ma è anche vero il disegno senza testo è afferrato immediatamente dal lettore, mentre le autorità non possono facilmente censurarle.
Con il successo internazionale decretato nel 1980, grazie al primo premio del Festival della Caricatura di Damasco e quello del Festival “Intergraphic International” di Berlino, numerosi quotidiani hanno cominciato ad interessarsi al suo disegno, non solo testate arabe, ma anche estere, tra cui «Le Monde». La rilevanza delle sue attività è confermata nel 2002, quando a Ferzat venne assegnato il premio olandese “Prince Claus”, conferito solo a dieci persone in tutto il mondo.
Nel febbraio 2001 Ferzat fonda il quotidiano «Ad-Domari». La realtà del Paese sembrava pronta per un’esperienza editoriale del genere, in quanto, una volta salito al potere, lo stesso Bashar parve volersi distinguere dal predecessore attraverso condotte di maggiore apertura, ad esempio concedendo autorizzazioni alla fondazione di giornali non statali. Ma fu la collettività siriana ad esprimere un reale bisogno di informazione libera, infatti, tutte le 75 mila copie di «Ad-Domari» furono vendute.
Il clima di favore da parte si incrinò dopo che la rivista guadagnò in tempi così brevi un tale livello di diffusione. Pertanto, la redazione fu tenuta d’occhio e presto le autorità avviarono una serie di tentativi di disturbo esercitati attraverso pressioni su sponsor e tipografie, i primi erano invitati a bloccare le pubblicità facendo mancare al giornale le necessarie risorse, le seconde erano intimate di ritardare o rifiutare la messa in stampa. Il danno consisteva non solo nella riduzione delle quantità di copie in distribuzione, ma anche nel ritardo d’uscita del giornale. Campagne denigratorie contro Ferzat e minacce di eliminazione fisica, non ne arrestarono le attività, queste godevano del sostegno dei lettori che si organizzavano tra loro per scambiarsi o diffondere le pagine del giornale.
Nel luglio 2003, la polizia segreta intervenne per sequestrare le copie non ancora vendute. Infine, con un decreto-lampo, le autorità ordinarono la definitiva soppressione di «Ad-Domari», legittimandosi su un articolo di legge che in Siria prevede la chiusura delle testate giornalistiche che non rispettano la puntualità delle uscite.






 
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