La mostra "CORAX. A story of a brave man" è la prima retrospettiva in Italia del grande vignettista serbo Corax.
La mostra è a cura di Branko Najhold, Direttore artistico dell’International Saloon of Caricature di Zemun. Si è svolta durante la II edizione del Festival della Satira di Salerno dal 17 al 30 dicembre 2008. Progetto di allestimento: (corg) Agostino Granato e Giancarlo Covino
(a destra: Autocaricatura di Corax, Early works – first prize on the national competition “Golden Pjer” 1978)

Predrag Koraksi è nato nel 1933 a Cacak, in Serbia da genitori insegnanti. Dopo l'uccisione del padre avvenuta durante la seconda guerra mondiale, la famiglia si trasferì a Zemun. Qui ha completato gli studi facendo della passione per la caricatura la sua professione ed è stato tra i fondatori della Scuola per fumettisti agli inizi del ’50. Una decina di anni dopo fu membro di un gruppo di disegnatori molto popolare, denominato “Ogledalo”.
Da un punto di vista formale, Corax comincia la propria opera attraverso il disegno, eseguito con pennello e inchiostro. Solo alcuni anni fa ha cominciato a sperimentare la grafica e le animazioni.
Fin dagli esordi della sua attività, Corax ha sollevato polemiche. Durante gli anni Ottanta, ad esempio, disegnava per il settimanale «Duga». In quegli anni era presidente delle Nazioni Unite Kurt Waldheim, criticato per le sue attività naziste durante la Seconda Guerra mondiale. Waldheim evitava di rispondere sulle sue responsabilità passate, ma Corax riportava a galla la questione disegnando una svastica sulla sua bocca. A causa di questi cartoon 50.000 mila copie del settimanale andarono distrutte, sebbene già 41.000 fossero ormai distribuite.
Casi come questi dimostrano che Corax è da sempre un artista liberale. Durante l’epoca di Milosevic, però, mantenere un minimo di autonomia espressiva fu davvero difficile. La redazione di «Vecernje Novosti», presso la quale Corax aveva speso 25 anni della propria carriera, decise di sostenere la politica di Milosevic, della quale Corax aveva invece compreso la pericolosità. La redazione non solo cominciò a rifiutare la pubblicazione delle sue vignette, ma nel 1990 intentò anche un’azione legale contro Corax, mentre tutti i collaboratori della rivista non disposti ad allinearsi alle direttive furono respinti. Nel frattempo Corax cominciò a mandare le sue vignette a vignette a un giornale indipendente, «Borba» che in serbo significa “lotta”. I 100 giornalisti di «Borba» di cui fu ordinato il licenziamento, fondarono una nuova testata «Na{a Borba» ovvero "la nostra lotta", per la quale Corax dal 1994 disegnò una vignetta ogni giorno. La rivista chiuse per problemi finanziari, ma da questo momento egli cominciò a collaborare con diverse testate, molte delle quali successivamente soppresse. il mondo dell’informazione era in difficoltà, nonostante pubblicamente ciò venisse negato, ad esempio quando il diplomatico americano Richard Holbrooke fu ospite di Milosevic per giorno. Interrogato da Holbrooke sulla libertà di espressione in Serbia, Milosevic tirò "Nasa Borba" da sotto il tavolo e disse: «È questo giornale vietato o questo fumettista arrestato?»
Non era stato arrestato, ma ricordiamo che ai tempi di «Vecernje Novosti» per le sue vignette contro Milosevic Corax subì un processo durato 3 anni. Nel 1994 fu invitato ad esporre il suo lavoro in una importante galleria nel centro di Belgrado. Ambasciatori, giornalisti, emittenti televisive avrebbero partecipato al vernissage della personale. Venti minuti prima dell'orario di apertura, il gallerista tirò via dai muri alcune vignette. A quel punto Corax sospese la mostra e portò via tutti i suoi cartoon lasciando le pareti bianche. Sentiva che il vuoto da lui lasciato sarebbe stato lo strumento più efficace, più efficace di qualunque mostra, per dimostrare quanto il regime di Milosevic fosse repressivo. Durante il suo governo Corax non ha più realizzato mostre a Belgrado, ma nel 1996 aveva 50 esposizioni in tutta la Serbia, soprattutto nelle città dove l'opposizione è stata forte. Bisogna dire Corax, più che contro Milosevic, in quel periodo si è battuto per dimostrare che in Jugoslavia non c’era libertà per i giornalisti.

Con l’arresto di Milosevic, salì al potere Milutinovic, sebbene fosse stato uno degli uomini più fidati dell’ex presidente. Milutinovi} invitò Corax per un caffè e quando questi gli chiese come Milosevic reagisse alle sue caricature, egli rispose che ne veniva sempre profondamente sconvolto, specialmente quando era ritratta sua moglie grassa e sformata, dato che lei invece era a dieta: Milosevic e il suo staff guardavano le caricature di Corax ogni giorno, senza mai riuscire ad entrare nel vivo e nella realtà del messaggio.
Nella perseveranza di Corax c’è stato molto coraggio, sopratutto se pensiamo che giornalisti non allineati sono stati incarcerati e persino uccisi. Il seguito di lettori e l’influenza di Corax sulla mentalità del pubblico è testimoniata da alcuni episodi di particolare rilievo. Uno dei leader dell'opposizione, Vuk Draskovic, ad esempio, una volta ha detto che grazie a una vignetta di Corax ha ottenuto almeno 50.000 voti in più sulle elezioni 1998. Durante le manifestazioni contro Milosevic nell’inverno 1996/97 a denuncia delle irregolarità delle votazioni, tra tutti gli striscioni e cartelli sfilò l’enorme slogan “per Corax for President!”
Dopo la caduta di Milosevic, Corax ha continuato a guardare con obiettività i governi in carica, non smettendo di criticare quanto meritasse di essere denunciato. Da allora si è espresso anche su questioni più generali, come la pedofilia in ambienti religiosi, l’assassinio del primo ministro Djindji}, le attività del presidente del Montenegro, le proteste contro il concerto dei Rolling Stones. Ha continuato a pronunciarsi su tutte le questioni più controverse e sulle ingiustizie, concentrandosi in particolar modo sul ruolo da “Global poliziotti” degli Usa.
Ogni anno Corax disegna quasi 500 cartoon. Testimone di un’epoca, continua a riempire la storia aggiungendo ogni giorno qualche nuovo disegno. Molto spesso dice: «Sarei molto felice di rimanere senza lavoro. Purtroppo, sembra che ne avrò un sacco per tanto tempo».

1988

1988

1988 (busto di Tito)

1989 (Milosevic)

1991 (Milosevic)

1991 (Milosevic e Zelenovic - l'allora primo ministro serbo - "salvano" la Yugoslavia dai vari nemici)

1991 (Milosevic)

1992 (Milosevic)

1992 (Milosevic)

1993 (Mostar - cittadina dell'Herzegovina famosa per il suo antico ponte - dopo la distruzione bellica)

1993 (Milosevic e diversi politici serbi - sue marionette)

1994 (Milosevic)

1995 (Milosevic)

1996 (Milosevic)

1998 (Milosevic)

1999 (Milosevic)

1999 (Tito e sua moglie Jovanka guardano la foto di Milosevic e sua moglie Mira Markovic)

2000 (Milosevic e Mira Markovic con i loro "ospiti" al Capodanno)

2000 (Milosevic)

2001 (Milosevic e Vojislav Kostunica)

2001 (Tudjman - dopo la morte - e Milosevic dopo il cambiamento democratico in Serbia)

2002 (George Bush - Presidente USA)

2003 (Tony Blair - Presidente Gran Bretagna - e George Bush - Presidente USA)

2004 (Vojislav Kostunica - Presidente Serbia)

2005 (Predrag Markovic - l'allora Presidente del Parlamento Serbo)

2006 (George Bush - Presidente USA)

2006 (Dopo la morte di Milosevic. Alija Izetbegovic e Franjo Tudjman gli danno il benvenuto)

2007 (Vladimir Putin (Presidente Russia) e Vojislav Kostunica)

2007 (Alcuni esponenti delle alte cariche dei sacerdoti serbi sono contro il concerto dei Rolling Stones a Belgrado)