> 18.06.10 SATURNO SEGNALA. NEWS DAL MONDO DELLA SATIRA
57 > Vincino vince il premio giornalistico "Viareggioterzapagina" | 56 > Bend it like Beaut di Ben Voss | 55 > Le scoasse cabaret | 54 > "L'Apocalisse rimandata" di Giulio Cavalli | 53 > Arti Vive Festival premia Fricca | 52 > Gene Gnocchi Show in autunno su Rai Tre | 51 > Spinoza, un libro serissimo 50 > Asini, Muli, corvi e maiali: la satira in Italia tra Stato e religioni al Museo di Scienze Naturali a Torino 49 > I fratelli Origone sull’iPhone | 48 > Paolo Rossi e i detenuti di via Dante | 47 > Opere scelte di Ennio Flaiano | 46 > Peppino Impastato: Onda pazza 2

> 05.04.10 LE VIGNETTE DI ZURUM
papello

> 17.05.09 VINCINO. PAGINE SCOMPOSTE (A CURA DI MICHELE MORDENTE)
On-line le mostre della seconda edizione del Festival della Satira

> 16.12.09 LE VIGNETTE DI GIANCARLO COVINO
Sicurezza "ad personam"


> TUTTE LE NEWS
Festival Internazionale della Satira di Salerno
    IT   EN Il Festival |  Edizioni Precedenti |  Ospiti |  Pubblicazioni |  Cultura Satirica |  Ricerche + Dossier |  Foto |  Video |  Cerca  
  Ricerche + Dossier

La satira: analisi di una musa infetta

Satira Nazista

Barry Fantoni - L’occhio della satira

Daniele Luttazzi. Lingua sciolta - lingua legata

In search of the successful recipe for political satire in theatre

VINCINO. Pagine Scomposte

CORAX. Il grande vignettista serbo contro il regime di Milosevic

La satira: dalla sua definizione alla sua espressione in ambito televisivo. Un confronto tra Germania e Italia

Barry Fantoni - L’occhio della satira
di Emanuela Marmo (23 settembre 2004)

«Private Eye» nasce il 25 ottobre del 1961 con un numero autoprodotto e firmato da un gruppo redazionale.
I primi riconoscimenti e l’interesse da parte della stampa vennero a seguito di cambiamenti, nel formato e nell’organizzazione strutturale, inaugurati con il quarto numero nel febbraio del 1962. La partecipazione a programmi televisivi e l’assetto editoriale delineato da Ingrams e Cook consolidarono il consenso del pubblico intorno alla rivista che, appena un anno dopo la prima uscita, era in grado di registrare 50 mila copie vendute.
Gli stessi motivi che l’avevano portata alla notorietà, alimentarono il regime di sospetto che già aleggiava intorno ad essa, dando il via a una serie di vicende giudiziarie. Nei primi dieci anni di vita «Private Eye», citata in giudizio da una cinquantina di querelanti, fu condannata a corrispondere risarcimenti per un ammontare complessivo di circa 50 mila sterline. Ancora oggi la rivista è costretta a presentarsi in tribunale per accusa di oltraggio, diffamazione o calunnia.
Il periodo della direzione di Ingrams corrispose a un momento di notevole arguzia. Con lui nasce la rubrica di Lord Gnome, personaggio liberamente ispirato a Lord Beaverbrook, proprietario dell’Express Group.
La mascotte della rivista, Nitty, fu ideata da William Rushton, prendendosi gioco del “Crusade for thruth” che il «Daily Express» aveva elevato a propria bandiera. Che cosa resta della verità se è affidata alla difesa di un nitty (stupido) e alla lama di una simile spada? convince o finisce col rivelarsi inconsistente, la proclamazione di verità di cui si pavoneggiano i giornali?
Nell’ottobre del 1986 Richard Ingrams lasciò la sua carica ad Ian Hislop, allora venticinquenne. Hislop ha un’impostazione personale più umoristica che satirica, ma la redazione della rivista continua a costruire i propri articoli con una satira pungente e una ricerca delle notizia netta e coraggiosa.


EM - «Private Eye» ha più di quarant’anni. Durante questi decenni di attività sono intervenuti cambiamenti sostanziali?
BF - Ci sono stati cambiamenti editoriali, come un incremento del numero delle pagine e l’introduzione del colore, ma poiché gli autori sono fondamentalmente gli stessi, lo spirito e l’impostazione della rivista non hanno subito mutamenti rilevanti.

EM - Quindi non è cambiato, nemmeno in conseguenza di una maturazione naturale, il tuo modo di vedere la satira?
BF - No, non è cambiata la visione che ho del mio lavoro. E questo è vero anche per gli altri, tanto che quando qualcuno di noi non c’è più (Paul Foot è morto improvvisamente il 18 luglio 2004) il suo spirito rimane e, come nel caso di Peter Cook [01], continua ad ispirarci.

EM - Ricordi un momento particolarmente importante per il magazine?
BF - Non credo ci sia stato un momento più importante di altri. Non ho un reale concetto di storia per ogni campo. Molta parte della storia è un’opinione di seconda mano. Modelliamo gli eventi in modo da soddisfare il nostro punto di vista.
Direi, comunque, che la capillare pubblicità provenuta dalla querela di Randolph Churchill, ha fatto sì che il grande pubblico fosse informato su di noi in una misura che prima non c’era ancora stata.

EM - La vostra rivista è nata e si è sviluppata sotto la direzione di Ingrams. Oggi questo ruolo è ricoperto da Ian Hislop. Qual è la differenza tra i due?
BF - Hislop è più diretto di Ingrams non solo nel suo approccio all’ironia, ma anche nel modo di relazionarsi alle persone. Ingrams ha un livello di consapevolezza più ampio, ma il suo target è più erudito. L’umorismo di Hislop ha un tocco vicino alla gente, egli stesso dice di essere più comico che satirico. Quindi c’è una grande differenza.
Penso che Ingrams, esattamente come me, voglia che il suo umorismo causi dolore. Questo desiderio nasce da un genuino odio per la corruzione, per la stupidità, per l’avidità e la crudeltà che hanno sede presso le autorità. Non penso che sia questo il caso di Hislop, che appartiene a una generazione più giovane. Ma potrei sbagliarmi.

EM - Quali erano i problemi degli esordi? Quali sono le difficoltà attuali?
BF - L’unico vero problema degli inizi era trovare un’azienda affidabile che distribuisse la rivista fuori Londra. Il distributore principale del paese, W. H. Smith, aveva rifiutato temendo di incorrere in azioni legali (in Gran Bretagna stampatori, scrittori e distributori sono tutti responsabili in caso di querela).
Ora non abbiamo di questi problemi. La sola enorme difficoltà adesso è che non c’è nessuno che possa sostituire Paul Foot.
Era semplicemente il giornalista più raffinato del suo tempo.

EM - Il rischio di querele è un punto cruciale. Qual è l’esperienza di «Private Eye»?
BF - Quando Ingrams era editore sembrava gli piacesse battersi nelle querele e sembrava pubblicare delle storie proprio per sollevare delle denunce. Il problema con le querele non è provare che la storia sia vera o falsa, ma solo se danneggia o meno la persona coinvolta. Hislop odia questo genere di conflitti ed è estremamente cauto. Presentarsi in giudizio è anche molto costoso. Qualche volta, sia nel pubblico interesse che per tutelare la nostra reputazione, abbiamo corso questo rischio.

EM - Pensi che il meccanismo delle querele possa celare forme di censura?
BF - Le querele per diffamazione servono soprattutto a far fare soldi, molti soldi. In un piccolissimo numero di casi, la querela ha avuto lo scopo preventivo di scoraggiarci a pubblicare talune notizie. .
Ci sono, ad ogni modo, delle disposizioni legislative censorie che operano indipendentemente dalle querele.

EM - Ne I burloni del re [02], Michele Ingenito scrive che i satiristi di «Private Eye» elaborano in gruppo la fase creativa. Questa modalità si avvantaggia delle differenti competenze, ma non rischia di reprimere impulsi autonomi o personali opinioni?
BF - Noi scriviamo i jokes in gruppo, è come giocare in squadra. Ognuno ha il suo lavoro da fare e il risultato di ogni lavoro dipende dall’input degli altri.mi pare che ciò sia lontano dall’essere restrittivo.
Immagina la nostra redazione come una squadra di pallone. Uno è in difesa. L’altro in attacco. Tutti sono necessari e tutti giocano la loro parte. Non abbiamo una linea politica. Il nostro lavoro, in parole povere, è rispondere alle notizie del giorno, mettere in ridicolo le autocelebrazioni, informare il pubblico in materia di corruzione, attaccare tutti gli enti pubblici che falliscono nell’espletare le proprie funzioni, in generale bilanciare il sistema di formazione e di diffusione delle notizie.

EM - È possibile parlare nel caso di «Private Eye» più che di satira, di giornalismo satirico?
Qual è la relazione tra «Private Eye» e i media? Il dibattito che prende avvio dalle pagine della vostra rivista spesso è diretto contro gli altri organi della stampa per la loro incompetenza o per i loro rapporti con la politica.
BF - La satira di «Private Eye» riguarda principalmente le modalità attraverso cui la stampa elabora e riporta le notizie. La posizione della stampa è determinante rispetto a quello che facciamo.
«Private Eye» fa parte dei media. Non può essere altrimenti. Ciò che ci distingue è che siamo liberi da un proprietario e seguiamo solo il profilo delle nostre idee. Ci sono due sezioni principali. Una propriamente satirica, l’altra si occupa di diritto. La sezione non umoristica della rivista pubblica vicende solitamente rifiutate dai grandi quotidiani, perché portano esempi di forme di corruzione che hanno matrici svariate. Alcuni di questi articoli sono redatti con tono semi-umoristico, altri no.

EM - Quanto incide la partecipazione a programmi televisivi
BF - La rivista ha ricavato grandi benefici dalla popolarità televisiva di Hislop. Ma nessuna commedia televisiva è remotamente paragonabile a «Private Eye».

EM - Quali erano e quali sono le reazioni del pubblico?
BF - Non posso parlare per il pubblico. Nessuno può. È stata una lunga tradizione di «Private Eye» non prendere alcuna notizia conosciuta come “del pubblico”. Scrivo solo per il mio divertimento. Quanto accade dopo che il numero è uscito, la reazione del pubblico o cose simili, non importa. Da quanto leggiamo dalle lettere dei nostri lettori, comunque, sembra che le nostre idee corrispondono a quelle di un largo numero di persone, provenienti inoltre dai più vari ceti sociali. Tra i nostri lettori ci sono tanto contadini quanto giudici della corte suprema.

EM - Se il giudizio del pubblico non incide sul tuo divertimento e sulla tua passione, cos’è la satira per te?
BF - Per me, la satira è un modo per elaborare i miei sentimenti di odio contro l’Establishment inglese. Nessuna categoria, in nessun posto al mondo, è stupida quanto le categorie sociali inglesi. Gli inglesi eccentrici, con cui lavoro a «Private Eye», sono una categoria a sé e molto speciale.
Ho studiato pittura e mi sono innamorato del disegno come forma capace di esprimere idee semplici. Un cartoon richiede molte abilità, ho cercato di conseguirle: scrittura, disegno, caricatura e così via. Pensare a qualcosa di divertente necessita di una certa mentalità. Nessuno finora ha potuto dire come questa funzioni. Si potrebbe dire che questa mente è una presa e che la cosa divertente è l’animale. Il mio scopo è di causare quanto più danno possibile alla persona che sto attaccando. In un’altra vita avrei potuto essere un poliziotto che va giù duro o un membro delle Brigate Rosse. O entrambi.




note
[01] Barry Fantoni ricorda l’amico e collega con queste parole: «Pieces at the Eye are always written in concert, with two, three and even more contributors throwing in jokes, while someone writes them down in longhand.
On this occasion, Peter sat at a typewriter -the only machine in the office, as I recall - and off the top off his head, typed with one finger the opening chapter of a feature called Tales Of The Seductive Brethren. Over the months that the Eye ran the feature, Peter invented a range of characters (my favourite was a figure called the Clintisorit of Wintistoring) which gripped the readers' imagination, and the Tales became compulsive.
I became a close friend. Peter himself said that I was the only member of the editorial staff beside himself, who knew what a football looked like and had any interest in the world of popular culture. During a big fight or cup match on TV, he would ring me, or I him and we'd watch the contest in our own homes, while at the same time amusing each other with personal observations. This would have a particular poignancy, and more jokes if Spurs were playing - Peter was an avid Spurs fan.
It was during such TV phone-ins that more general jokes would come about. The only time I drew a cartoon with a caption by Peter, arose from such a bout of casual banter. Two men are talking in a pub. One says: “I’m writing a book”. The other says: “Neither am I”.
I last saw Peter just before Christmas. We had lunch and he spoke with tears in his eyes about his mother, who died last summer. He was in many ways more human than I had seen him at any time. Naturally we laughed a great deal and there was plenty of Cookish humour. But against that, he seemed to be harbouring something very deep and personal - perhaps it was a portent, perhaps he knew then more about the condition that was to kill him a month later.
I can’t remember his last words to me, but he did say something I did not expect. In public, he was a vital and witty man, with a brain as sharp as a surgeon's, but what he said did not fit this image. He told me he had no bad friends. He hated no one and to his best knowledge, no one hated him.
On the day he died, I think he would be astonished to know the deep love so many continue to feel for him as a man and for his towering genius as a satirist».
[02] Cfr. M. Ingenito, I burloni del re, Bulzoni 2000

immagini allegate:
- copertina del n.1 del 25 ottobre 1961
- copertina del n.107 del 21 gennaio 1966
- copertina del n.1070 del 27 dicembre 2003

www.private-eye.co.uk


 
  Contatti |  Newsletter |  Links Festival Internazionale della Satira di Salerno