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Possiamo tirare numerosi fili che legano la satira di Luttazzi con quella dei
grandi maestri del passato. Evidenti sono i nessi con Archiloco e i
poetastri Irlandesi con i quali condivide il gusto dell'attacco
personale e la forza velenosa nel colpire i gruppi ostili. Le nuove
“vittime” sono il singolo politico o la “casta”
più in generale, i giornalisti italiani, i vari “tromboni”
e “ciarlatani”, gli ecclesiasti. Con il buffone delle
popolazioni winnebago ha in comune l'infrazione dei più sacri
tabù, l'anarchia nella condotta sessuale, quel riassumere in
se stesso l'eterno conflitto umano tra desideri istintivi e esigenze
sociali. Pur non essendo dei riti collettivi, lo spirito che
contraddistingue i suoi programmi è quello che animava i
saturnalia o agli antichi carnevali, glorificazione
dell'irresponsabilità sino al limite dell'anarchia, momenti di
rottura che favoriscono quel sano alternarsi tra sacro e profano,
idea durkheimiana che lui stesso cita di spesso. E il mondo di sogno
costruito da Rebelais nel viaggio di Panagruel alla ricerca della
sacra bottiglia o i viaggi di Gulliver di Swift? Lo ritroviamo nel
suo grottesco viaggio in Iraq in compagnia di soubrette e altri
personaggi che agghindano il piccolo schermo; un viaggio durante il
quale anche lo spettatore più distratto viene a conoscenza
della nostra presenza in Iraq e dell'assurdità dei sistemi di
“agenda setting” dei nostri telegiornali e del più
generale scarso senso delle misure del panorama mediatico. La parodia
letteraria? “Va dove ti porta il cuore” di Susanna Tamaro
sta a “Va dove ti porta il Clito” di Luttazzi come i
grandi componimenti di Omero e Virgilio stanno alla “Cretineide”
di Pope, anche se in due epoche e in due levature letterarie
completamente diverse. Della satira antica eredita anche la
tradizione all'oscenità e alla scatologia, usate ai fini di
infrangere i tabù. Pensiamo solo allo spettacolo teatrale
“Sesso con Luttazzi”, o alla puntata di Satyricon in cui
finge di ingurgitare delle feci umane. A riguardo della satira
politica possiamo gettare numerosi ponti tra Luttazzi e Aristofane.
Il comune pacifismo militante, l'aspra battaglia contro al primo
ministro (il demagogo Cleone come il media tycoon
Silvio Berlusconi), la critica ai tipi di educazione rappresentata
dai Sofisti per Aristofane e per l'insegnamento liceale e le ultime
riforme scolastiche per il Professor. Fontecedro di Mai dire goal
o il messaggio presente nella
Lisistrata di Aristofane come in tutta la satira di Luttazzi: la
sessualità naturale è più sana della violenza,
dell'oppressione e dell'imbroglio. Con i satirici medioevali
condivide la satira anticlericale, intesa come attacco al potere
politico, etico ed economico esercitato dalla chiesa come
istituzione. Tra i suoi modelli e ispiratori più
contemporanei, invece, troviamo un satirico impuro come Woody Allen,
più un maestro di comicità ed ironia che vera e propria
satira. Inoltre non possiamo non menzionare il fumettista Andrea
Pazienza con cui condivide le taglienti immagini grottesche e di cui
si dichiara avido lettore e grande ammiratore.
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